LA BUSTINA DI MINERVA

 

Mangiar bambini

di Umberto Eco (L’Espresso)

L’accusa a eretici, giudei e nemici in genere di mangiare i bambini è un luogo comune nella storia della intolleranza razziale e religiosa

Nella ‘Cronica di Norinberga’ (dove si registrano i fatti più importanti accaduti al mondo sino al 1493) c’è un’incisione dedicata al martirio di San Simonino, il bambino ucciso per ragioni rituali dagli ebrei a Trento e poi diventato oggetto di culto popolare sino a che Paolo VI non ha deciso che si trattava di leggenda priva di alcun fondamento storico. Ora è apparso un libro (e di un israeliano) dove si dimostra che la faccenda degli ebrei che uccidevano i bambini cristiani non è priva di fondamento, e naturalmente ne è sorto un gran dibattito.

Dico subito che non ho la competenza storiografica per appurare se le fonti usate dall’autore siano attendibili, e che la questione non mi sconvolge particolarmente perché sono sempre esistiti nel corso dei secoli personaggi che riguardano, più che la storia delle religioni, quella della psichiatria, i quali si sono dedicati a culti più o meno satanici, compresi alcuni bravi figli di cristiani padani che recentemente con la scusa di Satana hanno ucciso dei loro amici, e dunque (così come esistono pazzi criminali italiani, francesi o malesi) non è inverosimile che siano esistiti pazzi criminali ebrei. Quello che m’interessa sono invece alcune mie memorie di lettura.

Nella ‘Arte poetica’ Orazio parla di Lamie che mangiano i bambini e poi ne restituiscono i corpi apparentemente intatti, ma internamente svuotati. Ovidio racconta nei ‘Fasti’ di donne-uccello che dissanguavano i bambini. Nell’Editto di Liutprando (727 d. C.) si consideravano le streghe come demoni dediti a rapimenti di bambini per succhiar loro il sangue. Quanto agli ebrei che mangiano i bambini, ecco una delle novelle di Chaucer (XIV secolo) dove un serafico fanciullo che attraversava il quartiere degli Ebrei cantando allegramente ‘O alma Redemptoris Mater’ suscita la rabbia dei malvagi giudei: “O popolo d’Israele, è forse una cosa che ti fa onore, che un bambino abbia a passare a suo bell’agio in mezzo a voi cantando in questo modo, a dispetto vostro e contro le vostre leggi?”. Così gli Ebrei assoldano un assassino che, un giorno che il fanciullo passava di là, gli sega la gola e lo butta dentro un pozzo. “O razza maledetta!”, commenta Chaucer. E rivela che “quello smeraldo prezioso, quel rubino fiammeggiante del martirio, era laggiù supino, e con la gola segata si mise a cantare, come prima, Alma Redemptoris Mater, così alto che ne risonò tutto il quartiere”. Ecco l’origine, cent’anni prima, della storia di San Simonino.

Ma erano solo gli ebrei che uccidevano i fanciulli? No, erano gli eretici cristiani, ed ecco uno dei documenti più celebri in materia, quello di Michele Psello (XI secolo) in ‘Sull’attività dei demoni’, che apparentemente descrive alcuni eretici dei tempi suoi ma attribuendo loro delitti che la tradizione patristica aveva ascritto agli eresiarchi dei primi secoli, pauliciani, ebioniti, strationiti, manichei e gnostici in genere. “A sera, quando si accendono i lumi e da noi si celebra la passione, conducono in una certa casa le fanciulle che hanno introdotto ai loro riti segreti, spengono le lampade perché non vogliono la luce a testimone delle sconcezze che avverranno, e sfogano la propria dissolutezza su chi gli capita, fossero pure sorella o figlia. Sono infatti convinti di fare così cosa grata ai demoni se violano le leggi divine che vietano il connubio con chi ha lo stesso sangue. Terminato il rito, se ne tornano a casa e attendono che siano passati i nove mesi: giunto il momento in cui dovrebbero nascere gli empi figli di un empio seme, si congregano di nuovo nello stesso luogo. Tre giorni dopo il parto, strappano i miseri figli alle loro madri, incidono con una lama affilata le loro tenere membra, raccolgono in coppe il sangue sgorgatone, bruciano i nuovi nati quando ancora respirano e li gettano su un rogo. Poi mescolano nelle coppe sangue e cenere ottenendone un orribile intruglio, con cui insudiciano cibi e bevande, di nascosto, come chi versi veleno nell’idromele. Tale è la loro comunione”.

Più o meno nello stesso periodo, nella Cronaca di Rodolfo il Glabro, si parla di uccisioni di bambini (ma questa volta per fame, e probabilmente era vero), e di sacrifici di innocenti sono ricchi i verbali dei processi alle streghe, non tanto nel Medioevo quanto in epoca moderna e sino almeno al Settecento. Insomma, l’accusa a eretici, giudei, e nemici in genere di mangiare i bambini è un luogo comune nella storia dell’intolleranza razziale e religiosa, e da tempo nessuno ci fa più caso. Gli ultimi esempi sono nella diceria che i comunisti avrebbero mangiato i bambini. Ormai tutti credono che sia una barzelletta, usata per gli allocchi da Berlusconi, ma ancora oggi si trovano in Internet siti ‘teo-con” (nel senso francese del secondo termine) in cui, partendo dal principio che in Cina si ritiene che la placenta (e persino la carne dei feti) abbia capacità terapeutiche, si continua a sostenere che i comunisti cinesi mangiano i bambini. È possibile, ma ci sono ancora comunisti in Cina?

(21 febbraio 2007)

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